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martedì 26 novembre 2013

Esercizio di stile (favola)

Lei fu la prima a parlare: 'Passi raramente da qui...'
La risposta fu veloce, rapida - non l'attendeva così repentina: 'non più mi avventuro oltre crinale, aleggiano in quelle terre e nell'aria nostalgie ed echi di epoche passate - e ciò mi turba. Non so, però è così - e nottetempo mi dispero.'

Capiva, lei - e lo disse, 'So cosa intendi. Anch'io'
Lui replicò, quasi a sé stesso 'Ci sono cose incise nella pietra del tempo che, come lapidi, indicano il loro monito a noi che del tempo siamo viaggiatori; è di questo che sempre nottetempo mi dolgo...ricordi, echi, fruscii. Volti.'

'O vite non vissute' fu la sua risposta - di pancia, d'impulso; 'Questo spesso, almeno per me. Di quando in quando rispolvero parole di tutto ciò che non fu - tenerezza, nostalgia, sorrisi d'indulgenza per una ingenuità giovanile. Ma - poi - il languore...'

'Un giorno, forse'; trasognante, assente, distante, lui. 
'Forse un giorno valicare nuovamente la dorsale corrugata del ricordo per ritrovare frammenti di me stesso; quel giorno necessario per dar corpo ai miei fantasmi notturni, fantasmi languidi ma severi. Questo, un giorno.'
'Al punto erto il crinale?' le salì alle labbra; poi si riprese. 'I fantasmi mutano d'aspetto alla luce del giorno - e cosa sia più arduo tra infierirsi il languore notturno o dar corpo alle ombre, perdendone così la trasparenza, proprio non so...'

'Le ombre appartengono al silenzio della nostra anima, i fantasmi alla luce incerta della nostra mente e lì danno sfoggio di loro stessi, nella notte, e sempre rimarranno anche se la luce del sole ne altera l'aspetto.
Noi, siamo ciò che siamo - non senti la corrente del fiume sotterraneo?'

Annuì, lei; 'Mi rapisce, squassa ed inquieta; illanguidisce senza possibilità di remissione. 
Siamo ciò che siamo, ostinatamente - e la certezza di questo spezza un po' il fiato. Ma lo siamo. Inevitabilmente. Ineluttabilmente.'

'E' morto dio' s'oppose lui 'ed è d'allora in poi che tutto è divenuto ineluttabile e la notte, questa si, priva anche me del fiato e mi ripete che sono ciò che sono e nulla più.
Oltreconfine, anche questo è ineluttabile scelta.'
Così, lei infine comprese: 'Tu, tu risvegli in me sentimenti che nessun altro induce, riflessioni che nessun altro ammette.
E' sempre stato così - è così da sempre, ma sempre fui troppo ottusa, infantile, ingenua per ammetterlo allora.
E, forse, anche confusa.'

'Spegnerò la luce, spegnerò il ricordo. A domani'
'A domani' le fece eco, finalmente concorde, lei.

lunedì 25 novembre 2013

Circolarità

Insolito pensiero; mantenerti, evanescente come sei - e come sei da una vita non vissuta - nell'onirico delle mie notti.
Nella nicchia irreale della mia vita avulsa, indipendente da me; l'eco di quanto sia stato, vestigia immacolata di quanto (mai) avrebbe potuto essere.
Del resto - ricordi? - le ombre appartengono al silenzio della nostra anima, i fantasmi alla luce incerta della nostra mente e lì danno sfoggio di loro stessi, nella notte, e lì sempre rimarranno anche se la luce del giorno ne muta l'aspetto...

Inevitabile, illanguidisco.